E' un libro bellissimo, che mi ha conquistata. Più di 300 pagine lette in meno di tre giorni, divorate con la stessa intensità con cui ascolto Davide Enia, autore e narratore come pochi, quando è a teatro.
Perché io sono arrivata a questo magnifico libro edito Dalai (oltre a un paio di recensioni positive lette in giro) grazie al fatto che una sera, per caso, a Milano, mi trovai in una sala un po' spoglia vicino Città Studi, mentre fuori il Palermo giocava col Milan, a vedere "Italia-Brasile 3 a 2". Pochi minuti ed ero già totalmente in balia delle parole di Enia, del suo dialetto magico, che è un po' anche il mio, delle sue storie.
In Così in terra racconta la storia di una famiglia palermitana dalla seconda guerra mondiale ai primi anni novanta. Ma non è una saga familiare. E' di più e forse di meno. La boxe fa scorrere un filo attraverso le generazioni di questa famiglia, fino ad arrivare a Davidù. Davide che sembra bellissimo, di un'intelligenza fuori dal comune, acuto, sagace anche a nove anni, forte, in grado di fare pugilato a livello agonistico e intanto studiare e riuscire bene a scuola, vivere intensamente e innamorarsi. E quanto innamorarsi. Sarà vero che si ama una sola volta nella vita, quando si ama veramente?
Se prima di leggere quest'opera meravigliosa, volete capire chi è Davide Enia, qualora ancora non lo conosceste, vi riporto qui di seguito i post scritti sul mio vecchio blog che lo riguardano.
domenica, 13 aprile 2008
I Capitoli dell'Infanzia - Capitolo 1: Antonuccio si
masturba
Quando sento o leggo il nome di Davide Enia, spontaneamente
e immediatamente sorrido. Perchè Davie Enia è bravo ed in grado di emozionarmi
come pochi. Nato nel 1974 a Palermo, laureato in lettere, è adesso un autore e un attore teatrale di successo, uno dei migliori nel panorama italiano,
vincitore di parecchi premi. Alto quanto basta (il che vuol dire che è
bassino), barba e capelli corti, mimica magistrale, splendida voce e magnifico
accento. Siede. E racconta. E dalla sua voce nasce un film: una storia che
diventa immagini e sapori, odori e colori. Accompagnate dalle musiche di Giulio
Barocchieri e Rosario Punzo, le sue parole prendono forma nella sala spoglia,
fanno scendere lacrime, provocano risa e sorrisi, si fanno applaudire mentre
ancora aleggiano nell'aria. Per darvi un'idea di quello che è Davide, questo è uno dei suoi pochi "interventi" televisivi:
Antonuccio si masturba è il primo capitolo del progetto
intitolato "I Capitoli Dell'Infanzia". Antonuccio vive a Palermo. Una
Palermo antica, color seppia, con l'odore della polvere nell'aria, con
ragazzini dai calzoncini corti, le scarpe aperte e le calze sotto il ginocchio.
Antonuccio comincia ad amare le "femmine" e a negarlo. Cerca di
parlare alla sua femmina preferita "con la tavola del cuore aperta e il
sentimento apparecchiato". Ha due fratelli, tanti amici, una madre, uno
zio e un padre che non c'è più ma è comunque presente. Vuol fare il pescatore
e vince le gare di masturbazione collettiva. Cresce, sta crescendo, lo vedi
crescere attraverso le parole di Davide.
L'ultima replica a Milano di questo primo capitolo è andata
in scena oggi pomeriggio alle 16 al Teatro Franco Parenti. Da Martedì 15 a
Giovedì 17, sarà in scena il secondo capitolo "Piccoli gesti inutili che
salvano la vita". Io ho già preso il biglietto, 5 euro per una valanga di
emozioni, per delle storie che rimangono dentro, che scavano e le senti
scendere e diventare parte del tuo immaginario. Non so se ci sono
ancora biglietti disponibili a Milano. Dal sito ufficiale, al momento risulta
un'altra sola data per il mese di Aprile, il 18 a Dolo, provincia di Venezia,
dove porterà sul palco solo il II capitolo. Io se fossi nei paraggi, non me lo
perderei per nulla al mondo.
martedì, 15 aprile 2008
I Capitoli Del'Infanzia - II Capitolo: Piccoli Gesti Inutili
Che Salvano La Vita
Il secondo capitolo non è una naturale e necessaria
prosecuzione del primo. E' un racconto a sè, dove subito però riconosciamo i
personaggi. C'è Carmelo, che è il fratello dell'amico senza pollici di
Antonuccio. Carmelo lavora in miniera e ha un fidanzata con gli occhi neri come
il buio delle cave, così che lo sguardo di lei ce l'ha sempre addosso. Fa il
cuoco e cucina la caponata, così bene che ne senti l'odore. Lo vedi tagliare a
tocchetti la melenzana e metterla nell'acqua salata, per togliere l'amaro. E'
per questo che piangiamo lacrime di acqua e sale, "per toglierci l'amaro
dal cuore".
Nel sottosuolo di una Palermo di cui puoi persino sentire il sapore salmastro, si muovono dei bambini. Carmelo ha 14 anni e cucina per ragazzetti che ne hanno anche 9 e che vengono mandati dai padroni a esplorare le "vene sottili". I bambini mangiano e dormono nel buio delle cave, respirano carbone, vengono frustrati se provano a disobbedire.
Nel sottosuolo di una Palermo di cui puoi persino sentire il sapore salmastro, si muovono dei bambini. Carmelo ha 14 anni e cucina per ragazzetti che ne hanno anche 9 e che vengono mandati dai padroni a esplorare le "vene sottili". I bambini mangiano e dormono nel buio delle cave, respirano carbone, vengono frustrati se provano a disobbedire.
La musica è pianto, lamento, accompagnamento, è il suono
della pioggia, il rumore del mare, lo "scruscio" dei pensieri, il
rombo delle pietre che rotolano, cadono, uccidono. E mentre continui a
ripeterti che questa è una Palermo di tanto tempo fa, ti tornano alla mente
immagini di altri luoghi e di questi tempi, dove i bambini devono lavorare,
cercando di rimanere bambini. Perchè fare i bambini è il mestiere più difficile
del mondo. E' per questo che, presto o tardi, tutti decidono di smettere.
Davide Enia è spossato, la maglia è sudata, il volto è
serio. Lo spettacolo non è semplice: è duro, triste, divertente, difficile,
forte e richiede anche un impegno fisico. Prende gli applausi senza un sorriso
e forse anche lui sta pensando agli altri posti nel mondo in cui la Palermo del
suo "cuntu" è ancora troppo viva. In cui forse non c'è nemmeno la
caponata ad allietare gli animi. In cui le femmine hanno comunque i pensieri
"'nturciuniati", ma tanto non puoi vederle, perchè il buio della miniera
è troppo fitto o i palloni da cucire sono troppi.
E intanto gli alberi fioriscono.
venerdì, 03 aprile 2009
Davide Enia e I Capitoli dell'Infanzia
Davide Enia ha presentato martedì il libro+dvd de “I
capitoli dell’infanzia”. L’appuntamento era a Roma,
nel foyer del Teatro Eliseo, per le 18. Peccato che lo sapessero in pochi (per
caso, l’avevo scoperto andando sul sito del teatro, neanche la newsletter ne
faceva parola), ma forse è stata anche una fortuna, perché la presentazione si
è trasformata in una conversazione a dieci persone circa. Una conversazione
sulla cucina, il calcio, Roma, il teatro e dove andremo a finire se continua
così. Lui in giacca e camicia un po’ aperta, scarpette da ginnastica, fare
affabile, attore sempre, di libro e dvd ne ha anche parlato, ma non più di
tanto, in fondo lì dentro lo conoscevamo tutti lo spettacolo. A me solitamente
il teatro in tv non piace. O meglio, mi piaceva finché non avevo visto il
teatro “vero”, finché era un buon surrogato. Adesso mi annoia, mi addormenta.
Questo dvd però pare che sia stato girato con sette camere, che abbia un taglio
più cinematografico e, quindi, più movimento. Costa 20 euro ed è edito
Fandango. Ma io preferisco aspettare di rivederlo in teatro, a bocca aperta e
occhi sbarrati, cullata dal suono di una voce magica. La sua.
sabato, 25 settembre 2010
Quando il calcio è un racconto...
A poche ore da una delle partite che più mi sconvolgono la
vita (Roma - Inter), ripenso al calcio come a un racconto, un magnifico
spettacolo che, a volte, può diventare poesia. Questo ripensamento è frutto,
soprattutto, dello spettacolo di Davide Enia "Italia-Brasile 3-2" che
ho avuto la fortuna di rivedere martedì scorso al Teatro Quirino di Roma. Una
partita del Mondiale di Calcio di Spagna del 1982 diventata spettacolo
teatrale, racconto di un epoca, di un modo di tifare, di una città, di una
serie di uomini e donne letteralmente rapiti da un televisore a colori che
trasmette le immagini di un match calcistico. Uno spettacolo bellissimo, che fa
ridere e commuovere, soprattutto nella parte in cui Enia racconta della squadra
di Kiev massacrata dalle SS perché non ha accettato di perdere.
Non è la prima volta che il calcio ispira un'opera d'arte
(basti pensare, per esempio, al film "Fuga per la vittoria"). E credo
non sarà l'ultima. Perché, comunque la si pensi, è indubbio che questo sport,
forse come tutti gli altri o forse un po' più degli altri (soprattutto per noi
italiani), emoziona o, come si dice sempre più spesso e a sproposito,
"tocca il cuore". Così stasera, sono certa che la partita mi toccherà
il cuore e anche lo stomaco e il sistema nervoso e mi farà diventare, per 90
minuti, una persona un po' diversa, un po' più precarial e sicuramente un po'
meno chic. E se vinceremo - e la vedo dura - finirà che mi sarò sfogata e mi
sentirò meglio, alla fine. Se perderemo, avrò quel senso di malinconia mista a
frustrazione e a senso di rivalsa barbaramente ucciso che solo una sconfitta
calcistica può dare. E sarà un'altra storia da raccontare.