“Smammare, smammare!” – aveva detto lo zio.
“A mare, a mare!” – avevano capito loro due. E senza
pensarci due volte si erano infilate in acqua correndo e schizzando.
Era maggio. Il primo giorno. La notte di Valpurga era stata
celebrata poche ore prima, quando il sole non era ancora sorto, con canti,
balli e falò, le cui ceneri avevano colorato la sabbia fine e i piedi delle
ragazzine. Questo aveva raccontato loro la zia, aggiungendo che ad accendere
quei fuochi erano state le streghe, uscite dai loro rifugi per danzare in onore
della luna. Il racconto non le aveva di certo spaventate, non erano più delle
bambine, ma aveva lasciato in loro una certa ebbrezza e un pizzicore ai piedi
che speravano di spegnere – insieme alle sostanze appiccicose contro le
scottature- immergendosi.
L’estate non era arrivata, il calendario lo affermava con
certezza. A guardarsi intorno, però, in quel primo giorno di maggio, di dubbi
ne venivano, e pure molti: brezza leggera, caldo e anche un’acqua quasi
tiepida. Diciamo pure fresca ma, nonostante questo, l’entusiasmo delle piccole
non fu intaccato. Nemmeno la tortura delle apprensioni “ziesche”, ultima
barriera tra loro e il divertimento, riuscì a fermarle mentre ridevano e
avanzavano a grandi falcate nell’acqua verso l’infinito e oltre, ignorando
qualche raccomandazione sull’ora dell’ultimo pasto a base di polpette e
cotolette.
Passarono delle nuvole e le voci degli zii le chiamarono a
raccolta, bisognava rientrare.
Tempo dopo, si sarebbero ricordate di quel primo maggio come
interminabile, come se quella giornata non avesse avuto orari, con la spiaggia che
le aveva assorbite completamente, la pelle che tirava facendosi scura e
restituendo alle lingue curiose il sapore della salsedine. Negli anni, a quel
ricordo aggiunsero un po’ di nostalgia, come piccole streghe che preparassero –
con una serie d’ingredienti - una pozione magica per far tornare indietro l’infanzia.
