L’idea del viaggio era sempre lì. A portata di mano. Una
piccola scialuppa cui aggrapparsi quando aveva la sensazione che la corrente lo
avrebbe trascinato via. L’idea proiettava letti disfatti, spiagge scintillanti,
chalet vintage, bibite fresche, istantanee, biciclette. L’idea si era costruita
in molte notti insonni e giorni difficili, con incontri che avevano portato in
dono mal di testa e nessun analgesico. In quelle ore, l’idea del viaggio era
cresciuta, diventando una massa difficile da ignorare, che spingeva dietro gli
occhi.
Alcune cose alimentavano l’idea: un poster pubblicitario,
una turista in controluce con la sua reflex in mano, un accumulo di vecchie
valigie, bauli, borsoni. Si sentiva anche sorridere, quando incrociava questi “segnali”
sul suo cammino. Aveva deciso di tenere una lista di tutti i segnali che l’universo
gli spediva per indurlo a mettere lo zaino in spalla e un biglietto in tasca
per qualsiasi destinazione non avesse ancora visto. All’inizio, si era detto
che, al raggiungimento di venti segnali, sarebbe dovuto partire.
Sotto a un cielo di un blu osceno, un racconto di viaggio
capitatogli in mano per caso gli fece raggiungere i venti segnali. Erano tutti
lì, ordinati, in fila. Ma lui non partì. C’era una scadenza a lavoro che gli
faceva troppa ombra. E venti segnali sono pochi, ce ne vogliono almeno
cinquanta.
Si fecero cinquanta. Sembravano guardarlo dalle pagine della
Moleskine comprata durante un viaggio morto ormai. Ma lui non partì. C’era una
spesa imprevista che gli gravava sulla testa. E cinquanta segnali sono pochi,
devono essere almeno settantacinque.
Divennero settantacinque. Non sapevano più aspettare. Le ‘codine’
delle ‘a’ sembravano vibrare sulle righe. Ma lui non partì. C’era una malattia che
gli stava portando via qualcuno che, quando era piccolo, gli teneva molto
stretta la mano. E settantacinque segnali sono pochi, devono essere almeno
cento.
Un giorno la penna dovette scrivere 1-0-0. La pagina
sembrava pulsare, era piena di attese, di bisogno, di voglia di andare, ma
senza fuggire. Ma lui non partì. C’era un senso di colpa ben composto che lo aspettava
seduto sulla soglia di casa. E cento segnali sono pochi, ne servono almeno 200.
La lista si fermò a 113. La Moleskine gli fu rubata in un
giorno di umidità cadente, con le strade che sembravano sfrigolare e sfaldarsi.
Gli fu rubata insieme a molto altro, inclusa la possibilità di viaggiare.
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