Quando si conobbero, non era per niente scontato che finisse
così. Lui, con la sua prosopopea, le era stato subito molto antipatico. Gli
occhi azzurri che guizzavano da un lato all’altro del tavolo, come a voler
registrare ogni singolo dettaglio, come a impicciarsi, ecco cos’aveva pensato
lei. E lei aveva tirato fuori la sua maschera migliore, quella di creta dura,
facile, però, a sgretolarsi. L’aveva indossata tutta la sera e, anche quando
sua cugina le aveva chiesto “Ti piace Alberto?”, lei era rimasta sulle sue, con
le unghie infilate nelle crepe dell’argilla. Giorni dopo, le crepe erano diventate
burroni. Quando rivide i suoi occhi azzurri e se li trovò dritti dentro ai
suoi, pensò che forse non sarebbe poi stato un male se avesse voluto
impicciarsi di lei, guardarle nelle pieghe dei ricordi, sondare i sedimenti di
una vita. Lo lasciò fare. Ascoltò tutto quello che lui aveva da dirle e la
prosopopea diventò un dettaglio, piccolo e sfocato, di una fotografia in bianco
e nero.
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lunedì 11 agosto 2014
L'argilla e il bambù
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