L’Internazionale - per tutti, ormai, solo l’Inter - nacque
il 9 Marzo di 100 anni fa a Milano, presso il ristorante “L’Orologio”, in via
Orefici, a due passi dal Duomo. Nel tempo, non è mai stata in Serie B, ha
conquistato 15 scudetti, 5 Coppe Italia, 3 Supercoppe Italiane, 3 Coppe Uefa, 2
Coppe dei Campioni (sì, tanto tempo fa, è vero, quando ancora a giocare la
Coppa Campioni erano solo le squadre che il Campionato nazionale lo avevano
vinto davvero, non che si erano classificate seconde, terze o quarte), 2 Coppe
Intercontinentali (tanto tempo fa anche queste, quando non si chiamava Mondiale
per Club e non ci si ritrovava a giocare contro il Kurosawa).
Per questo compleanno speciale, sul sito dell’Inter si
possono votare i gol più belli (al momento vince la splendida rovesciata di
Djorkaeff contro la Roma), le partite migliori (in testa Milan - Inter 3-4
dello scorso campionato), i calciatori che più amiamo (sta vincendo l’attuale
capitano Javier Zanetti, tallonato da due condottieri storici: Facchetti e
Bergomi), la maglia più bella. Si può anche caricare un video o una foto che
testimoni l’”interismo” (come direbbe Severgnini) e scrivere i 100 motivi per
amare l’Inter.
826 calciatori hanno vestito almeno una volta la maglia
nerazzurra in 100 anni. Alcuni li ricordiamo perché si sono distinti in
negativo: Vampeta (ma dove l’avevamo trovato?), Gresko, Coco, Sorondo, per
esempio, per fare i primi nomi che mi vengono in mente. Altri non hanno bisogno
di presentazioni, sono quei nomi che appena li senti, i pensieri si vestono di
nerazzurro: Meazza, Mazzola, Corso, Beccalossi, Bergomi, Berti, Zenga,
Altobelli, Matthaeus, Javier Zanetti, Cambiasso e, naturalmente, Facchetti. In
mezzo, un numero altissimo di calciatori più o meno bravi, di veri e propri
fenomeni (vedi, appunto, l’ex Fenomeno Ronaldo) che hanno dato il loro
contributo all’Inter, ma che per un motivo o per l’altro, non si sono sentiti
addosso il privilegio di essere interisti: Vieri e Adriano sono gli esempi più
recenti. Poi ci sono anche quelli con i nomi più assurdi del mondo: Bachlechner
(provate a pronunciarlo correttamente!), Odoacre (!) Chierico, Grigoris
Georgatos, Emre Belözoğlu, Bengt Lindskog, Astutillo Malgioglio. Vogliamo
dimenticarci i personaggi, quelli che non potevi non notarli (e non sto
parlando di capacità sportive), come Taribo West e Centofanti? E infine una
nota per quelli che da noi erano bidoni e nelle altre squadre erano (o sono
ancora) fenomeni: Andrea Pirlo (40 presenze e neanche un gol con la maglia
neroazzurra), Batistuta (in effetti è arrivato già morto), Pizzarro, Schillaci
(comprato dalla Juve quasi inservibile, ormai), Hakan Sukur.
Sabato questi e altri calciatori festeggeranno il centenario
prima, durante e dopo la partita di campionato con la Reggina. Il prepartita sarà
animato dall’ingresso in campo di 826 bambini (tanti quanti i calciatori dei
100 anni), l’intervallo da una coreografia per ricordare tutte le nazioni che
hanno dato giocatori all’Inter, il dopo partita da fuochi d’artificio, vecchie
glorie e dall’invasione pacifica di Piazza Duomo (che per l’occasione si toglie
le transenne anti-hooligans) per il taglio della torta. Infine, da mezzanotte,
al Teatro Zelig in via Monza 140, saliranno sul palco Nicola Savino (conduttore
dello spettacolo), Enrico Bertolino, Raul Cremona, il Mago Forrest, Flavio
Oreglio e tanti altri ospiti a sorpresa per uno spettacolo di cabaret tutto
nerazzurro. L'incasso della serata sarà interamente devoluto alle associazioni
"Capirsi Down Monza" e "Vita a Pititinga" di Enrico
Bertolino, che sostiene una comunità di bambini in Brasile, ma non ci sono più
biglietti disponibili.
In realtà la festa migliore possibile sarebbe la vittoria
contro il Liverpool martedì sera, ma per scaramanzia nulla si dice e nulla si
ricorda.
Io auguro buon compleanno all’Inter perché l’Inter per me è
l’urlo di mio padre, a ogni gol, quando ero bambina. Perché è la cronaca alla
tv di una partita che mi sforzavo di sentire, anche se papà mi aveva mandato a
letto. Perché è la squadra di Zenga, il mio primo calciatore preferito. Perché
quando sono entrata a San Siro per la mia prima partita “dal vivo”, ho sentito
la stessa emozione della prima volta al Piccolo Teatro e della prima volta
davanti a un Caravaggio. Perché quando vedo neroazzurro mi sento subito a casa.
Perché quando ci sono partite importanti, il cuore batte un po’ più forte e
sogno di giocare anch’io, nelle notti precedenti. Perché quando torno dallo stadio,
sono stanca come se avessi giocato io. Perché l’Inter è una bella donna
capricciosa e incostante, composta di undici uomini belli, capricciosi e a
volte incostanti. Perché l’Inter è Materazzi che dice, quasi piangendo, “lo
dovevo vincere io... ” e da allora il 5 Maggio non è più solo “ei fu... ”.
Perché l’Inter è Materazzi che porta la coppa in ospedale al presidente malato.
Perché l’Inter è l’urlo di Zanetti che non si è mai risparmiato. Perché aspetti
diciotto anni per vincere ancora e intanto impari a perdere con dignità, che
nella vita non fa mai male. Perché aspetti diciotto anni per vincere e impari
che sperare e crederci sempre non è sbagliato. Perché aspetti diciotto anni per
vincere onestamente e quando sconfiggi un calcio malato, il tuo scudetto ha un
sapore migliore. Perché aspetti diciotto anni per vincere e ti accorgi che non
hai perso l’abitudine e riesci a vincere ancora, così come hai saputo perdere.
Buon compleanno per ogni palo preso, compreso quello di Zamorano contro lo
Schalke. Buon compleanno per ogni rigore sbagliato, compreso quello di Vieri in
semifinale di Coppa Italia contro la Juve. Buon compleanno per ogni nuovo gol,
per ogni futura parata, per ogni nuova vittoria e anche per quelle sconfitte
che nella vita non si possono evitare.
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