ACAB è l’acronimo di All Cops Are Bastards, ma anche il
riuscitissimo film di Stefano Sollima, che avevo già apprezzato per Romanzo
Criminale – La serie. Ha un cast di tutto rispetto: Filippo Nigro, Pierfrancesco
Favino, Marco Giallini, Andrea Sartoretti. E’ un pugno forte, ben assestato,
allo stomaco. Un po’ come mi aspetto che sarà Diaz. Non ero sicura che avrei
avuto il coraggio di vederlo, così come non sono certa di riuscirci con Diaz.
E’ che questo genere di film mi fa pensare a un post che scrissi il 26 ottobre
del 2010 e che vi propongo.
I casi osceni di
Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Daniele Franceschi, mi fanno provare
schifo e poi un senso di paura strisciante che m’impedisce di stare serena. Leggere,
vedere, sentire di ciò che è capitato loro (il primo morto quasi sicuramente in
seguito a percosse dopo un fermo per detenzione di sostanze stupefacenti; il
secondo, diciotto anni, picchiato fino a che non poté più respirare da quattro
uomini delle forze dell'ordine mentre tornava a casa dopo una serata in
discoteca; il terzo, detenuto in un carcere in Francia, probabilmente lasciato
morire) mi fa la stessa paura e mi mette addosso la stessa inquietudine della
storia di Sara Scazzi. Perché in tutti e quattro i casi, gli
"uccisori" sono coloro che dovrebbero, invece, proteggerci (tutti,
anche chi ha commesso un reato) o quelle figure di cui ci si dovrebbe fidare.
Le forze dell'ordine e la famiglia. Quelli da cui non te l'aspetti, coloro che
pensi di chiamare quando hai bisogno o ti trovi in difficoltà. Questo mi fa
paura: che potrebbe succedere di fidarsi con naturalezza (perché ti hanno
insegnato a farlo) di chi, invece, ti fotte. E scusate il termine.
C'è un'altra cosa che
mi fa paura: in tutti e quattro i casi, la verità è stata nascosta. Non solo
dagli esecutori materiali dei delitti, bensì anche da altre persone che, a loro
volta, avrebbero dovuto proteggerti e volerti bene.
Nessun commento:
Posta un commento